lunedì 26 agosto 2013

La vera origine della Taranta: un pezzo di storia delle donne

In questi giorni si è celebrata nel Salento la Notte della Taranta, con tutto il corredo musicale della pizzica: è un’ottima occasione per parlare di qualcosa di cui si rischia di perdere ogni percezione. 
Le tarantate  erano quasi esclusivamente donne. Come mai?
Come emerge anche nel documentario del 1961 La Taranta, il tarantismo manifesta soprattutto uno sfogo di sopravvivenza dai condizionamenti di una società rigidamente patriarcale, che riservava alle donne solo sfruttamento, nella preclusione di ogni libertà e dell’eros. 


Una storia che si ripete in tutto il pianeta. Le donne, ove siano oppresse dalla tremenda violenza delle regole patriarcali, covano ovviamente profondi malesseri, che spesso sfociano in gravi stati di depressione e inerzia, oppure possono esplodere in terribili disperazioni. I maschi di ogni epoca hanno dato la colpa di ciò all’utero, non certo alle alienanti condizioni in cui hanno sempre costretto le loro compagne. Da cui il termine “isteria”, cioè sindrome che viene dall’utero. Qualcosa di molto simile al principio che fa dire ai razzisti che i “negri” sono violenti: sono fatti così! non è certo l’eterna miseria e umiliazione che li esaspera, ma un’indegnità che deriva dal colore della pelle. 
In epoca vittoriana le donne che si ribellavano emotivamente, o che avevano la forza di esprimere un dissenso, venivano spedite in manicomio dai premurosi mariti e padri, e lì spesso dovevano subire l’asportazione dell’utero – come ci racconta il bel film Hysteria.   
Il Salento, che fu abitato fin dal Paleolitico medio, conserva preziose testimonianze di figure femminili, quali “la donna di Ostuni” (23-28.000 AC) e le due Veneri di Parabita (13-12.000 AC). In questa antica terra le donne seppero trovare una via d’uscita alla pazzia verso cui le spingeva l’oppressione. E come? Dando vita, fin dal premedioevo, al mito delle “tarantolate” (che da lì si estese a tutto il Sud), cioè del pizzico velenoso di un mitico ragno che induceva uno stato di tristezza o di rabbia. Una “sindrome” a cui la saggezza popolare e femminile aveva trovato una cura in un complesso rito incentrato su una musica ritmica e in crescendo che riusciva a ridestare le donne catatoniche, o a incanalarne la furia ribelle, tramite una lunga danza senza remore, veri psicodrammi pieni di visioni e di rappresentazioni catartiche dei propri demoni - che alla fine le lasciava esauste, in un bagno di sudore, finalmente liberate dal “veleno del ragno”. Furono molte le prime giustificazioni che ci si diede, per inventare questo sapiente espediente. Il Sertum di Guglielmo Marra da Padova, del 1362, accenna a una tradizione popolare secondo cui la mitica tarantola, mentre morde le sue vittime, produce un canto, che se viene imitato dona sollievo agli effetti del morso. Nel 1513 il medico umanista Antonio De Ferrariis scriveva: la natura ha generato (nel Salento) un animale dannosissimo, un ragno, il cui veleno viene espulso al suono di flauti e tamburi.
Ad ogni modo la pratica presentava elementi magici che sfuggivano a ogni controllo del potere. La religione tentò di arginarla ponendola sotto l’egida di San Paolo, patrono di Galatina: ma le donne, a modo loro, più o meno inconsciamente, si svincolavano da questa “protezione” strappandosi oscenamente i vestiti di dosso, e addirittura orinando sugli altari – in una sorta di rito di possessione in cui permangono elementi del mito di Aracne. La donna che si trasforma in ragno, la sfida femminile nei confronti dell’ordine, e del divino usato a scopo repressivo, che libera l’elemento del soprannaturale nella musica e nell’arte. 
Poi, con l’allentarsi della morsa dell’oppressione, la pratica originaria è quasi scomparsa: le ultime vere tarantolate che si ricordino risalgono agli anni Sessanta del Novecento. L’eredità culturale e musicale che ne è rimasta è oggi rappresentata dalla “pizzica”. 
Ben vengano i festival della musica e del “folclore”: ma almeno noi donne salviamo la cultura che vi sottende – che è ben altro dal pittoresco.
E’ la nostra storia preziosa: quella che ci aiuta a ricostruirci, a riconoscerci e a capire noi stesse, consentendoci di raggiungere una vera identità autonoma. La storia che, proprio per questo, viene sistematicamente, eternamente soffocata e insabbiata, manipolata, distorta e infine annientata.


L’acqua te la funtana è mara mara - Ca se nu ‘nnera mara ca se nu ‘nnera mara
L’ acqua te la funtana è mara mara - Ca se nu ‘nnera mara ca se nu ‘nnera mara
Amore miu me la bbivia - Comu gira comu zzumpa e balla
Comu gira la nninella mia - Ci vorrebbe na zitella ci vorrebbe na zitella
Comu gira comu zzumpa e balla - Comu gira la nninella mia
Per goder la gioventù a mamma me mandau a li zanguni
ma ddittu ca sta sira ma ddittu ca sta sira
La mamma me mandau a li zanguni ma ddittu ca sta sira
amore miu su mmaccarruni
Marangia e marangella tu si ingiallita
mo vi’ ca ta’ futtuta mo vi’ ca ta’ futtuta
Marangia e marangella tu si ingiallita
mo vi’ ca ta’ futtuta amore miu la gelatura
Quando era zitu iu tuttu tiurnisi mo ca maggiu nzuratu mo ca maggiu nzuratu
Quando era zitu iu tuttu tiurnisi mo ca maggiu nzuratu, amore miu su comu li misi. 



lunedì 8 luglio 2013

Romina Power: Vendola, difendi il no alla regionale 8

Vorrei complimentarmi ed esprimere la mia soddisfazione per la decisione presa dal comitato VIA per il parere negativo al progetto della regionale 8 (strada Talsano-Avetrana). Il mio apprezzamento va, in particolare, a tutti gli uffici regionali che hanno lavorato con scrupolo e competenza. Questa, a mio modesto parere, può davvero definirsi buona amministrazione, al servizio della collettività.

Io  conosco bene il territorio interessato di Avetrana, Manduria e Maruggio e sono convinta che la bellezza di quelle terre può essere un volano di sviluppo turistico ed economico eccezionale, che la detta opera annichilirebbe, forse definitivamente. 
Il mio appello va a Lei, Presidente Vendola, affinché resista ad ogni pressione dovesse arrivare, di modo da non sovvertire o vanificare il lavoro che, certamente con grande onestà, pari almeno al coraggio, ha portato al detto parere negativo. 
Non si tratta solo di una battaglia in difesa dell'ambiente, ma di buon senso, che, peraltro, viene portata avanti da tantissimi cittadini consapevoli, come me, che le potenzialità turistiche di dette zone dipendano dalla difesa della bellezza del paesaggio e non dalla realizzazione di un'inutile, e per giunta anche dannosa, opera che tutto farà tranne che aumentare il turismo. 
La presenza dei turisti, come Lei ben sa, non può, certo, dipendere da colate d'asfalto nel cuore della macchia mediterranea, ma da un'attenta azione di marketing territoriale, veicolata anche attraverso le strade che, realmente, a ciò servono: quelle telematiche. In ogni caso, anche solo il dovere di ogni generazione di preservare, il più possibile, il buono che i nostri avi ci hanno tramandato, per consegnarlo a chi verrà dopo, non può lasciar dubbi sul da farsi, nel caso di specie.
Romina Power, 4 luglio 2013

Per la cronaca, già l'anno passato Romina Power si era rivolta a Vendola, in quel caso protestando riguardo allo scarico in mare del depuratore di Manduria e Savia. La risposta pervenuta dall'allora assessore ai lavori pubblici della regione Puglia, Fabiano Amati, era stata un capolavoro di sprezzo maschilista: "il depuratore non è assimilabile al ballo del qua qua". Bè. Molti nostri politici, viene da dire, sono invece assimilabili a dei quacquaracqua.
Naturalmente non ci riferiamo ad Amati, ma anche oggi a quanto pare l'ex assessore non si trova d'accordo con Romina.

Ma, che ci siano i soldi o meno (e soprattutto se non ci sono!), il buon senso dovrebbe suggerire di dire basta all'eterna politica dei progetti di cementificazione, che non si concludono mai perché il loro scopo precipuo è far ballare molti milioni e corruzione.
Basta, a un mondo che non esiste più, che si appella a un modernismo fondato in realtà su visioni anacronistiche in cui non si può più credere; un mondo in cui per la Puglia si invoca la "crescita" - continuando a fare scempio della sua vera ricchezza, l'ambiente.
Fortunatamente c'è sempre più gente che la pensa diversamente, specie fra le donne e, fra queste, anche Romina Power. E le ultime notizie sono che la bocciatura della regionale 8 è confermata.

sabato 6 luglio 2013

Da Bari, dopo l'appello di Lara Cardella e di Nicky Persico, verso una migliore legge antistalking

Prende le mosse da Bari una importante battaglia contro la violenza e il femminicidio: è stata presentata una proposta di legge per intervenire tempestivamente in caso di stalking e persecuzioni contro le donne. Un'iniziativa nata da un appello di Lara Cardella e Nicky Persico. 
La proposta prevede: 
• Emissione immediata di provvedimento che, in attesa del processo, vieti l'avvicinamento alla vittima e qualsiasi contatto, fin dalla prima denuncia e/o istanza di ammonimento, e che questo provvedimento venga emesso dopo una valutazione degli estremi di fondatezza degli stessi, da effettuarsi entro le 48 ore successive alla presentazione.
• Adozione di misure cautelari immediate restrittive a seguito della violazione delle prescrizioni imposte dal divieto di avvicinamento, con previsione dell'arresto. Contestuale revoca di eventuale possesso di armi e sequestro delle stesse.
• Istituzione di autonoma figura di reato per la violazione del divieto di avvicinamento alla vittima,con pena elevata e massima possibilità di utilizzo delle formule processuali più rapide che l'ordinamento preveda.

Alla presentazione, ospitata dalla Cgil di Bari, Valeria Fedeli (vicepresidente del Senato) ha dichiarato: "Una legge sullo stalking già l’abbiamo, ma il tema è migliorarla in un’ottica di prevenzione e di capacità di tutela delle donne che subiscono stalking, qualcosa che oggi non è esattamente previsto, nell’applicazione dell’implementazione della legge. E sono ottimista su questo".
Noi lo saremmo di più se avessimo un vero Ministero dedicato alle Pari Opportunità. Ora, dopo i ripetuti appelli anche in questo senso, confidiamo che il premier Letta vorrà rispondere in modo costruttivo.
E intanto, oggi, manifestazione nazionale a Roma, contro lo stupro - appuntamento su cui la stampa non ha resonessuna informazione.

lunedì 1 luglio 2013

visto in un caf cgil

Quanto duri a morire gli stereotipi sul corpo delle donne!
La pubblicità dell'offerta di servizi di un Caf Cgil mi ha colpito dolorosamente. Conosco tante amiche della Cgil e so quanto si spendono ed impegnano perché sia utilizzato un linguaggio rispettoso di entrambi i sessi e quante iniziative abbiamo condotto insieme,  ma il luogo comune è sempre in agguato, non ce ne accorgiamo più.
In quell'ufficio vi erano tante donne e nessuna di loro aveva mai riflettuto sull'idiozia di questa frase! quanto lavoro dobbiamo ancora fare !

mercoledì 26 giugno 2013

Una donna al Consiglio dell' Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari

 
Una donna si propone per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari.
un ordine solitamente declinato al maschile ve ne do notizia ed inserisco tutte le informazioni. Mi sembra una bella sfida
 

 

laureata con lode nel 1977, e nel 1980  ricercatrice confermata; nel 1996 professoressa associata. Il “Sole 24 ore” l' ha definita tra le 9 donne straordinarie del Sud Italia per la sua attività di ricerca industriale. relatrice di laurea di diverse centinaia di giovani ingegneri e, per molti,  promotrice del loro inserimento.
Attualmente professore ordinario di Geoingegneria Ambientale.http://www.unadonnaeilcambiamento.it/it/pages/concetta-giasi.htm

Insieme a lei un'altra donna da sostenere GERMANA PIGNATELLI  candidata nella lista della GIASI.
Germana oggi è impegnata in diverse attività a supporto delle Pubbliche Amministrazioni come esperta di processi decisionali inclusivi e, cofondatrice di una bella realtà lavorativa: Elaborazioni.org.
Credo che la sua capacità di trasformare il lavoro di ingegnere a sua misura possa costituire un valore aggiunto per il rinnovo l'Ordine e per la necessità di guardare oggi ad una professione profondamente mutata nel corso degli anni.
Infine, per non tediarvi oltremisura, vi chiedo uno sforzo nel votare l'intera lista perchè il cambiamento sia realmente possibile, o, laddove non direttamente possibile (perchè non siete ingegneri), di passare parola!

spot2 QUALE LA LISTA PIU' GIOVANE?: http://www.youtube.com/watch?v=7SyUNNb_CzE

lunedì 24 giugno 2013

immagini nemiche

visto a Mola di bari

Perche un triste negozio di abbigliamento femminile, in un paese in provincia di Bari, ha sentito il bisogno di una insegna così vergognosa per pubblicizzarsi?
Non c'è rapporto tra la merce in vendita, peraltro modesta e l'insegna volgarmente provocatoria .
Quanto ancora dobbiamo sopportare questo racconto dell'immagine femminile?
La violenza che si cela è devastante per tutti noi
È possibile una “rivoluzione” culturale che dimentichi i luoghi comuni sessisti?
In  Rai va in onda il provocatorio spot della terza edizione del premio “Immagini amiche”: donne che parlano con voci di uomini e diventano la metafora di quanto la società viva sempre più di luoghi comuni creati da una cultura prevalentemente maschile
L’iniziativa promossa dall’UDI (Unione donne in Italia), dal Parlamento europeo ed è sostenuta da TP, la storica associazione di pubblicitari.
Purtroppo dall’inizio del Novecento ad oggi la donna è rimasta soggetto-oggetto di messaggi per la promozione di prodotti. Appare ingabbiata in stereotipi filtrati dallo sguardo e dal desiderio sessuale degli uomini.
Riusciremo a cambiare?

giovedì 20 giugno 2013

Io so' Carmela: e anche noi. 21 giugno presidio al Tribunale di Taranto. 6 luglio manifestazione nazionale a Roma

21 giugno 2013, h. 9,30 Presidio davanti al Tribunale di Taranto: le donne ancora una volta presidieranno l'aula del tribunale. E poi il 6 luglio manifestazione nazionale a Roma: contro lo stupro, la violenza domestica e il femminicidio.

Ho cominciato un diario, l'ho chiamato la storia più brutta della mia vita, scrisse la bambina Carmela. La storia più brutta della sua vita, e anche l’ultima - a cui ha messo fine un suicidio di bambina, volata giù dal settimo piano. Quella storia oggi è rappresentata in un fumetto, da Alessia Di Giovanni e Monica Barengo.
Domani saranno in tribunale alcuni fra gli uomini accusati di aver stuprato quella bambina, quando aveva solo 12 anni.
Una bambina che, violentata più volte e da più uomini, quando ha deciso di denunciare ha dovuto pagare il più classico sovrapprezzo inflitto alle donne violentate: la colpevolizzazione di chi se l’è cercata. Parlando di uno di "quelli che mi hanno svuotato", Carmela scrive: Mi diceva sempre che ero bella. È bello quando ti dicono che sei bella. Ti senti di essere qualcosa. Invece non sei niente.  
Il primo tentativo di violenza, nel 2006, fu archiviato per due volte di seguito: sarebbe stato un marinaio: "un caso senza prove”. Dopo quell'episodio i servizi sociali del Comune la mandando in comunità. Ho paura del dubbio perché ho visto Boogeyman [l'uomo nero, ndr], scrive. Continuo a piangere. Voglio morire. Non vedo l'ora di vedere i miei. Torna a casa nei weekend, ma un giorno, da casa scappa: quattro giorni in cui viene stuprata tre volte. Prima da un minorenne, che l'avrebbe poi consegnata a un 50enne – quando riesce a scappare chiede aiuto a un giovane amico: Volevo restare abbracciata a lui. Ma anche lui con la forza la costringe a letto. Scappa per strada e qui viene fermata da altri due, di 26 e 27 anni. La portano sul loro camper e - secondo l’accusa - anche loro abusano di lei, contemporaneamente.
Stuprata tre volte in quattro giorni, da cinque persone diverse, di cui due minorenni: loro quasi 17 anni, lei 12, ma “era consenziente! Nessuno stupro", hanno giurato in aula. E va bè, so’ ragazzi: avete sbagliato, andate e ora non fatelo più. Il processo ai tre maggiorenni, invece, ha avuto corso: prossima udienza domani, 21 giugno; l'ultima il 12 luglio. Poi la sentenza.
A 6 anni dal fatto, per ora nessuno di loro ha mai fatto un solo giorno di carcere.
Venite tutte. "Con Carmela nel cuore!", al Tribunale di Taranto, h. 9,30, viale Marche ang. Corso Italia.